

133. La democrazia cristiana e la crisi del movimento cattolico.

Da: P. Scoppola, Dal neoguelfismo alla Democrazia cristiana,
Studium, Roma, 1979.

Nel seguente brano, lo storico italiano Pietro Scoppola ripercorre
gli avvenimenti che portarono in pochi anni, a cavallo del
Novecento, alla crisi dell'intero movimento cattolico ed alla
chiusura dell'opera dei congressi, l'organizzazione nata nel 1874
con il compito di coordinare le varie attivit dei cattolici. La
diffusione all'interno dell'opera del movimento democratico
cristiano, sostenuto da Romolo Murri, Giuseppe Toniolo e Filippo
Meda, pi sensibile alle problematiche sociali del tempo e pi
conciliante nei confronti dello stato italiano, condusse ad una
serrata lotta fra intransigenti ed innovatori per la conquista dei
vertici dell'opera. Quando nel 1904 sembrava che si potesse
raggiungere una mediazione fra le due correnti, il nuovo papa, Pio
decimo, abol l'organizzazione, con l'intento di colpire sia le
posizioni troppo innovative di Romolo Murri, principale esponente
della democrazia cristiana, che quelle eccessivamente
conservatrici e astensioniste dei suoi avversari. Anche se il
movimento cattolico, suddiviso ormai in correnti e fazioni, rest
in tal modo senza direzione, dall'anno seguente esponenti
cattolici si sarebbero candidati per la prima volta alle elezioni,
assumendo comunque posizioni esclusivamente moderate.


I pochi anni che corrono dal 1898 al 1904 sono fra i pi densi
della storia del movimento cattolico; in essi  racchiusa, fra
aspre polemiche che gi preludono alla crisi finale dell'Opera dei
Congressi [organizzazione istituita nel 1874 che coordinava le
varie attivit sociali dei cattolici], la rapida vicenda della
Democrazia cristiana, sbocciata quasi d'incanto sul vecchio ceppo
dell'intransigentismo e bruciata in uno sforzo generoso e fallito
di rinnovamento del mondo cattolico e della societ italiana.
In questo periodo acquista un'importanza via via crescente la
figura di Romolo Murri [sacerdote marchigiano, esponente della
corrente modernista del cattolicesimo]. La storia della
Democrazia cristiana  in buona parte la storia delle sue
iniziative e delle discussioni che i suoi interventi provocano.
Sarebbe per un errore identificare la Democrazia con il
movimento, o meglio, con la corrente murriana. Romolo Murri  un
leader ammirato e seguito soprattutto dai pi giovani; vi sono
momenti in cui sembra destinato ad avere il sopravvento sugli
oppositori, prossimo a tirarsi dietro tutto il movimento
cattolico; ma di fronte a lui, spesso in polemica con lui, vi sono
sempre, nella Democrazia cristiana di quegli anni, altri uomini
che rappresentano orientamenti diversi: vi  il Toniolo [Giuseppe
Toniolo, sociologo ed economista], la cui opera  importante non
solo sul piano dottrinale ma anche per la funzione, da lui
costantemente svolta, di mediatore fra diverse generazioni; vi 
il Meda [Filippo Meda, politico e giornalista, pi volte deputato
e ministro], il pi politico fra gli esponenti del movimento. La
Democrazia cristiana, insomma, fra il 1898 e il 1904  un
movimento vario e complesso, ricco di personalit.
L'importanza di Murri, per,  nel fatto che egli, pi di ogni
altro, interpreta ed esprime lo spirito nuovo che anima il
movimento, tanto da diventare il segno di contraddizione nella
polemica fra le varie correnti e le diverse generazioni. La sua
opera, nel suo sviluppo e nelle sue stesse contraddizioni, 
interessante proprio perch rappresenta il tentativo di una
risposta alle nuove esigenze poste ai cattolici italiani da una
mutata situazione storica.

La Democrazia cristiana e l'Opera dei Congressi.

I fatti di Milano e la dura repressione governativa [avvenuta nel
1898 ad opera dell'esercito comandato dal generale Bava-Beccaris],
che spezzano lo slancio e la progressiva espansione dell'Opera dei
Congressi, rappresentano invece il punto di partenza per una
rapida diffusione della corrente democratica cristiana che si
sviluppa soprattutto nell'alta Italia sotto forma di gruppi, o,
come presto si dir, di fasci democratici cristiani. Il nuovo
movimento  affiancato da numerosi giornali che si distinguono,
nel fronte della stampa cattolica, per vivacit e arditezza di
posizioni: i pi importanti, oltre alla Cultura sociale, sono il
Popolo italiano di Genova, diretto da Giovanni Battista Valente
[in seguito importante sindacalista cattolico], e la Democrazia
cristiana di Torino, diretta da Piovano e da Rocca d'Andria.
Il contrasto con l'Opera dei Congressi si delinea netto proprio
sul tema della debole reazione della presidenza dell'Opera alla
repressione governativa: nel settembre del 1898 in una lettera
aperta al padre Semeria [Giovanni Semeria, barnabita, studioso
della Chiesa primitiva, accusato di modernismo], Murri lamenta
infatti la fiacca ripresa seguita alla crisi del '98 e afferma
vivacemente l'urgente necessit di un profondo rinnovamento delle
attivit cattoliche. [...].
Nel frattempo si estende in campo democratico cristiano la critica
all'Opera dei Congressi e alla sua presidenza: al Murri si unisce
Valente che, in un convegno tenuto a Genova nel maggio 1898,
propone riforme radicali agli statuti dell'Opera per adeguarli
alle nuove esigenze democratiche.
Poco dopo si svolse a Ferrara, nell'aprile del 1899, il sedicesimo
congresso cattolico; le richieste di riforma avanzate dai giovani
non solo non furono accolte ma si manifest una vivace reazione
contro di loro da parte dei vecchi; Romolo Murri, pregato da
autorevolissima persona, come egli stesso ha lasciato scritto,
non prese la parola; nel complesso il congresso riusc piuttosto
fiacco e poco significativo ai fini della ripresa del movimento
cattolico; il suo presidente Filippo Crispolti [che sar deputato
a partire dal 1917], scelto dal Vaticano perch di tendenza
moderata, si preoccup di affermare che i cattolici non erano dei
ribelli e che mai si sarebbero alleati coi socialisti.
I giovani democratici cristiani, non vedendo accolte le loro
richieste da parte della presidenza dell'Opera, svilupparono il
movimento in maniera autonoma rispetto all'Opera stessa: si
moltiplicarono i gruppi e i fasci, che costituirono in taluni
centri dei nuclei assai attivi e influenti nella vita sociale e
amministrativa. [...].
In questa situazione di aspra tensione fra vecchi e giovani, il
Toniolo assunse l'iniziativa di una mediazione al fine di trovare
un compromesso fra le due correnti; tentativo di conciliazione che
si manifest al congresso di Taranto, il diciottesimo, del
settembre 1901. Il Papa stesso in un breve al congresso lod
l'attivit dei giovani suscitando fra loro il pi vivo entusiasmo
e creando cos le premesse psicologiche per un accordo. Le
trattative avviate al congresso si svilupparono nei mesi
successivi e, nel novembre, sempre con la mediazione del Toniolo e
del Medolago Albani, presidente del secondo gruppo dell'Opera, si
giunse ad un punto di compromesso nel senso di lasciare ai gruppi
democratici cristiani una certa autonomia. Il Murri subito
annunci la costituzione di un'associazione, la Democrazia
cristiana italiana, con carattere autonomo e con propria
organizzazione, aderente all'Opera dei Congressi e in speciali
rapporti col secondo gruppo per l'organizzazione professionale.
L'accordo per non fu ratificato dalla presidenza dell'Opera, e
subito dopo un nuovo e pi duro colpo alla corrente del Murri fu
dato dalle Istruzioni della Congregazione per gli affari
ecclesiastici straordinari sull'azione popolare cristiana o
democratico-cristiana in Italia (3 febbraio 1902): con esse si
obbligavano i gruppi democratici cristiani ad entrare a far parte
del secondo gruppo dell'Opera e si imponevano assistenti
ecclesiastici nominati dai vescovi.
Murri tent la via della resistenza ma, non seguito dalla base che
non era disposta a porsi in contrasto con la Santa Sede, dovette
rinunciare al tentativo di un'azione autonoma e rientrare nei
ranghi.
Si chiude cos, con un insuccesso, la prima fase della vicenda
della Democrazia cristiana e si apre una nuova fase che porter,
in breve volgere di tempo, alla crisi di tutto il movimento
cattolico.

La crisi del movimento cattolico.

Da questo momento i fatti si succedono ancor pi serrati fino alla
crisi finale del 1904.
A norma delle Istruzioni sopra ricordate dovevano rinnovarsi le
cariche dell'Opera dei Congressi; tutti attendevano la nomina del
nuovo presidente quando Murri, dalle colonne della Cultura
sociale, lanciava il 16 agosto 1902 un durissimo attacco alla
presidenza uscente in un articolo che, prendendo lo spunto dal
recente crollo del campanile di S. Marco, si intitolava Il crollo
di Venezia. Era una requisitoria spietata contro il conte
Paganuzzi, accusato di ostilit profonda e preconcetta contro la
Democrazia cristiana e l'attivit dei giovani, e chiamato
responsabile dell'assetto precario e quasi fallimentare delle
forze cattoliche dopo la crisi del 1898:
.
Il Paganuzzi - concludeva l'articolo - avr, innanzi alla storia
dell'azione nostra, la colpa di tale doloroso stato di cose,
felice in questo, che egli non sapr tuttavia mai rendersene conto
e rimarr, forse ad onta di tutti e di tutto, nell'opinione che
egli fosse necessario all'Italia cattolica e che la sua caduta sia
una perdita per l'ortodossia e per la Patria. E invece!....

L'articolo suscit, come era inevitabile, numerosissime reazioni e
lo stesso cardinale Sarto [il futuro papa Pio decimo], patriarca
di Venezia, in una lettera alla Difesa, protest contro le
maligne censure, le calunniose insinuazioni ed anche contro la
nera ingratitudine di quanti osarono in questi d venire meno al
rispetto verso quest'uomo venerando. Il Paganuzzi [presidente
uscente], ad onta dell'attacco, fu rieletto presidente, ma
present immediatamente le dimissioni.
Fu chiamato a sostituirlo il conte Giovanni Grosoli di Ferrara,
uomo di tendenza moderata circa il problema della partecipazione
dei cattolici alla vita politica, assai attivo sul piano delle
iniziative sociali e della propaganda, ben visto nel complesso
dalla corrente dei giovani per la sua maggiore apertura e per il
suo spirito di tolleranza; i democratici cristiani accolsero
perci di buon grado la nomina.
Frattanto si veniva complicando la posizione personale di Romolo
Murri: procedendo pi oltre sulla via delle innovazioni e seguendo
l'ispirazione delle nuove correnti che agitavano profondamente in
quegli anni il cattolicesimo ed ebbero espressione nella crisi
modernista, egli pronunci a San Marino, il 16 agosto 1902, un
forte discorso sul tema Libert e cristianesimo. [...].
Il nuovo gesto di rivolta [da parte del Murri nei confronti della
Santa Sede, che aveva riprovato la sua nuova presa di posizione]
preoccup grandemente il Toniolo, il quale gli indirizzava una
lettera aperta che conteneva insieme un affettuoso rimprovero e un
richiamo a un senso pi vivo di disciplina. [...].
Sta di fatto che la lettera del Toniolo diede al prete marchigiano
l'occasione di una vivace risposta e di un duro articolo nella
Cultura sociale del 16 giugno 1903, nel quale si definiva il
Toniolo come il Paganuzzi del movimento sociale, l'idealista
impenitente che da dieci anni ci ricanta, quasi con le stesse
parole, un suo canto palingenesiaco, che nell'economia, nella
filosofia della storia, nella tattica dei partiti, porta ed
applica, con immensa fiducia, i rigidi criteri dell'assoluto.
A questo punto si inserisce un fatto di grande portata per
l'ulteriore sviluppo del movimento cattolico: il 20 luglio del
1903, dopo un lungo pontificato denso di eventi e di contrasti,
muore Leone tredicesimo. A sostituirlo, dopo il veto dell'Austria
all'elezione del cardinale Rampolla del Tindaro, che sarebbe stato
probabilmente il fedele continuatore di Leone tredicesimo, fu
eletto il cardinale Sarto, che prese il nome di Pio decimo. Il
Murri comprese subito che la situazione si faceva per lui ancora
pi difficile: il cardinale Sarto aveva vivacemente deplorato il
duro attacco mosso dal Murri, con il suo articolo Il crollo di
Venezia, al conte Paganuzzi; era indubbiamente strettamente legato
a quel gruppo veneto, cos influente sul movimento cattolico,
contro il quale Murri aveva per anni diretto la sua tesa polemica,
senza esclusione di colpi. [...].
Nel frattempo si sviluppava il contrattacco degli intransigenti
veneti, guidati dal Paganuzzi, dai fratelli Scotton e dal Cerruti,
contro il nuovo presidente dell'Opera dei Congressi, che a loro
avviso troppo aveva concesso alla tendenza dei giovani. Nel
congresso di Bologna del novembre 1903 questa manovra si manifesta
chiaramente, ma il Grosoli  difeso dai giovani democratici
cristiani capeggiati dal Murri, sicch il congresso si conclude
con una nuova sconfitta della corrente conservatrice.
Non per questo gli esponenti di essa desistono dalla loro
opposizione all'indirizzo della nuova presidenza: in una seduta
del Comitato generale permanente del 2 luglio 1904 fu proposto dal
Cerruti un ordine del giorno con il quale, constatato il crescente
contrasto esistente fra i dirigenti dell'Opera circa le pi
essenziali questioni attinenti all'indirizzo e all'azione dei
cattolici sul piano politico e sociale, si chiedeva al Papa stesso
di dirimere la controversia e fissare chiaramente una linea di
condotta. L'ordine del giorno fu approvato, non senza contrasti, e
trasmesso al Vaticano: poco dopo si ebbe la risposta a firma del
cardinale segretario di Stato Merry Del Val, nella quale si
esprimeva una generica fiducia alla presidenza dell'Opera e si
invitavano i cattolici, posta da parte ogni discussione, a
lavorare concordemente alla causa del bene sulla linea delle
direttive gi tracciate dalla Santa Sede.
Il Grosoli, sopravvalutando forse il consenso che al suo indirizzo
era genericamente espresso nella lettera, diram una circolare
nella quale affermava che il programma del movimento cattolico non
poteva essere altro che il democratico cristiano ed alludeva
alla Questione romana con parole indirette ma perentorie:
.
All'infuori di ci che concerne i diritti imprescrittibili della
S. Sede, i cattolici considerano epoche ed avvenimenti storici
come pietre miliari di un cammino in avanti, gelosi che non venga
intralciata l'opera loro di viventi da questioni morte nella
coscienza nazionale.

Alla circolare del 15 luglio segu una nota dell'Osservatore
romano del 19 nella quale, freddamente, si dichiarava la
circolare non conforme alle istruzioni diramate dalla Santa Sede e
perci non suscettibile di pubblicazione. Seguirono, come 
naturale, le dimissioni del Grosoli e, pochi giorni dopo, alla
fine di luglio, una lettera del Segretario di Stato, nella quale
si proclamava lo scioglimento dell'Opera dei Congressi, esclusa la
seconda sezione che doveva continuare la sua attivit sotto la
direzione del Medolago Albani.
La lettera conteneva, fra l'altro, espressioni assai esplicite e
dure nei confronti del Murri e dei suoi amici, stabilendo che dal
secondo gruppo fossero esclusi quegli individui ecclesiastici
ovvero laici che sono noti per poca esattezza dottrinale in
questioni di azione popolare cristiana, animatori e seminatori di
novit malsane, poco schietti nella difesa degli intendimenti e
del diritto della Sede Apostolica, ovvero poco sinceri
nell'osservanza costante delle direzioni pontificie. La corrente
democratico-cristiana era dunque nel provvedimento quella pi
duramente colpita.
Cadeva cos sotto il peso delle sue contraddizioni
l'organizzazione che per quasi un trentennio aveva raccolto e
diretto la maggior parte delle iniziative e delle attivit
religiose e sociali dei cattolici italiani. E' chiaro il
significato immediato di questa crisi: il nuovo Papa non poteva e
non voleva prendere una precisa posizione nel contrasto che da
anni divideva l'Opera; era vicino, sotto un certo aspetto, alle
posizioni degli intransigenti veneti, dei quali per non
condivideva il rigoroso astensionismo elettorale; d'altra parte
temeva che, dando via libera al Grosoli, i giovani, dalle
posizioni dei quali dissentiva nettamente, potessero avere il
sopravvento. La vecchia organizzazione inoltre rappresentava ormai
un impaccio per il Vaticano ai fini di una pi elastica linea di
condotta nei confronti dello Stato italiano e del problema della
partecipazione dei cattolici alle elezioni politiche: non  senza
significato che, solo pochi mesi dopo la soppressione dell'Opera
dei Congressi, si sia avuta la prima partecipazione dei cattolici
alle elezioni, in appoggio dei candidati moderati e solo
eccezionalmente con proprie candidature, con l'autorizzazione
tacita della Santa Sede.
Ma un altro e pi profondo significato la crisi dell'Opera dei
Congressi assumeva sul piano religioso: essa rappresentava la
prova evidente dell'insufficienza di un comune sentire religioso
quale unico presupposto e base di unit di un movimento che anche
sul piano politico e sociale aveva finito con il prendere
posizioni definite. L'Opera dei Congressi, gi prima dell'impegno
sul piano sociale dei cattolici intransigenti, rappresentava
qualcosa di pi e di diverso che un semplice movimento religioso;
l'opposizione ai transigenti era gi il segno di una scelta anche
politica. Ma poi a mano a mano che all'interno dell'Opera si era
sviluppato il nuovo orientamento sociale, pi che mai essa aveva
perso il suo carattere esclusivamente religioso e pi che mai
aveva assunto la complessa e contraddittoria figura di una
organizzazione che agiva insieme su piani diversi, per i quali non
potevano non valere esigenze, metodi e princip diversi. Il fatto
stesso che lo scioglimento fosse provocato dall'autorit
ecclesiastica nel momento in cui i contrasti sembravano superati
con la saldatura, almeno provvisoria, fra la corrente dei giovani
e la presidenza Grosoli, rappresentava la conferma pi evidente di
tutto ci. Cos l'Opera dei Congressi scomparendo lasciava in
eredit al mondo cattolico il gravissimo problema, la cui
soluzione sar complessa e delicata sul piano teorico non meno che
sul piano pratico, del rapporto fra l'ispirazione religiosa e
l'azione temporale, politica e sociale; il problema cio della
responsabilit e autonomia dell'azione politica perch sia
aderente alle mutevoli esigenze del tempo, pur salvando i valori
pi profondi che ispirano l'azione del cristiano, senza
compromettere in essa, d'altra parte, la Chiesa.
